Iconografia

Lavorazione icone

 

 

 

Fase i

Si sceglie un legno compatto, poco resinoso e privo di nodi, ben stagionato, che permetta una buona conservazione della pittura nel tempo.

I legni più usati sono: il tiglio, il pioppo, la quercia, il cedro, la betulla, a seconda dei luoghi e delle tradizioni.

Per le icone di grandi dimensioni è necessario unire più assi e incastrare sul retro delle traverse in modo da contenere i movimenti del legno.
 

Fase ii

Nella tradizione russa, dopo aver tagliato e piallato la tavola, si passa all’esecuzione, sulla faccia da dipingere, di un incavo profondo alcuni millimetri. Nella tradizione bizantina, invece, spesso le tavole sono piane.

Successivamente si stende uno o due strati di colla di origine animale ben calda.

 


Fase iii

Si passa poi alla stesura di un composto di colla animale e gesso in più strati successivi e a distanza di parecchie ore tra loro.
 

 


 

Fase iv

La tavola viene quindi levigata fino a completa lisciatura per poi procedere al disegno a mano libera o servendosi di modelli derivati dalla tradizione.

Se il fondo dovrà essere dorato, i contorni delle figure vengono incisi con una punta per non perderne il disegno durante l’esecuzione della doratura.

Nella tecnica più antica il fondo viene ricoperto con alcuni strati sottili di terra rossa (bolo) e collante organico (a), lucidato con una punta d’agata (b) e rivestito di sottilissimi fogli d’oro (c) che verranno lucidati.
 

Fase v

Dopo la doratura si inizia la pittura realizzata con pigmenti naturali di origine minerale animale o vegetale. Queste sostanze vanno ridotte a polvere finissima e mescolare col tuorlo d’uovo. Poi si stendono i colori di fondo nella tonalità più scura.

Successivamente si passa alla “lumeggiatura” cioè allo schiarimento progressivo di aree sempre più limitate, come se tutto fosse illuminato dall’interno. Gli ultimi tratti, sono i punti di massima luminosità.


Fase vi

L’ultima operazione è costituita dalla iscrizione cioè si scrive il nome del soggetto raffigurato che può essere Gesù, la Santa Madre di Dio, i Santi o le feste. Questa scritta suggella la fedeltà dell’icona alla tradizione.

Dopo qualche tempo, necessario alla completa asciugatura, si procede alla verniciatura dell’icona.
Viene impegnata una vernice grassa, la cui ricetta è stata conservata per secoli nei laboratori dei monasteri, a base di lino cotto con aggiunta di resine e sali minerali.

Con il rito della benedizione l’icona diviene immagine sacra e una presenza di coloro che vi sono rappresentati, per la venerazione nella Sacra Liturgia o nella preghiera personale.